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Quando la finanza alternativa cambia il mondo...e ottiene premi Nobel

Finanza Alternativa da premio Nobel

Strumenti di finanziamento alternativi: le best case che hanno cambiato il mondo

Gli strumenti di finanziamento alternativi hanno un impatto economico e sociale molto importante: infatti, la difficoltà di accesso al credito da parte di intere categorie di imprese o individui può portare all’esclusione sociale e all’appiattimento della crescita economica.
La finanza alternativa, affermatasi nel corso degli ultimi anni, diventa nell’era digitale un potente motore di crescita e un sollievo per il tessuto economico e sociale, parallelo alle risorse creditizie bancarie.
Solo in Italia, da luglio 2019 a giugno 2020, ha finanziato progetti di piccole e medie imprese per 2,7 miliardi di euro, con una crescita pari al 4% rispetto all’anno precedente (dati Osservatori Entrepreneurship Finance & Innovation della School of Management del Politecnico di Milano).

Ecco due casi di finanziamento alternativo che, si può ben dire, hanno fatto la storia!

Cominciamo dalla storia di un economista.
Muhammad Yunus ha inventato il microcredito negli anni ’70, in Bangladesh. È stato definito “il banchiere dei poveri” e ha portato milioni di persone fuori dalla povertà.
Come? Con la convinzione che il credito sia un diritto umano.
Tutto cominciò negli anni ’70 quando Yunus era un giovane professore di economia, laureato negli States. Rientrò in Bangladesh, suo paese natale, durante una carestia. Andando per le strade e parlando con gli artigiani, il professore scoprì che spesso questi non avevano neanche il denaro per acquistare il materiale che serviva loro per poter lavorare.
Queste persone erano escluse dal credito bancario in quanto sprovviste delle garanzie richieste, e così facevano ricorso agli strozzini entrando in un circolo vizioso che non faceva che aumentare la povertà delle famiglie del villaggio.
Yunus e i suoi collaboratori scoprirono che il credito necessario per tirare fuori dalla povertà quarantadue artigiani intervistati ammontava all’equivalenti di ventisette dollari.

Tuttavia sapeva che la soluzione non poteva essere di tipo filantropico. Con l’apertura della Grameen Bank nel 1983, dimostrò che il microcredito funzionava perfettamente in un contesto economico. Nei vent’anni successivi la banca di Yunus divenne un pilastro in altre cento nazioni.

Il microcredito da lui inventato si basa su un principio molto semplice: al piccolissimo artigiano o imprenditore basta un piccolissimo credito per uscire dalla povertà attraverso il suo stesso lavoro. L’erogazione del credito della Greameen Bank non era imperniata sulle classiche garanzie bancarie che i clienti di Yunus non potevano avere, ma sulla fiducia e sulla reciprocità.
Il risultato? Un tasso di restituzione dei prestiti pari al 97%.
Questa esperienza rivoluzionaria, una forma di economia alternativa basata su valori etici, è valsa all’economista il premio Nobel per la Pace nel 2006.



Veniamo ora a un altro tipo di finanziamento che ha prodotto risultati eclatanti: il crowdfunding, un canale disintermediato in cui sono gli stessi risparmiatori a prestare o donare a imprese e privati. Il tutto con una user experience digitale, alla portata di tutti.

Un’esperienza di crowfunding che ha letteralmente cambiato il mondo è stata la prima campagna elettorale finanziata dagli internauti.
Barack Obama, nel 2007, s’è presentato al mondo e soprattutto agli elettori statunitensi, invitandoli a unirsi al movimento da lui guidato, con risultati straordinari.
Nel solo mese di febbraio 2008 la raccolta è stata di 55 milioni di dollari, circa 1 milione e duecentomila euro al giorno.
Il finanziamento dal basso è stato uno strumento così potente da far diventare presidente degli Stati Uniti un uomo che forse non avrebbe potuto procurarsi altrimenti gli ingentissimi capitali che servono per una campagna elettorale in una paese come gli US. Obama è stato il primo a rompere uno schema consolidato, che faceva sì che dietro a una candidatura ci dovesse essere necessariamente una potenza economica importante.
Anche a Obama, nel 2009, è stato conferito il Nobel per la Pace.

E ora torniamo in Europa!
In Italia, Rendimento Etico sta rivoluzionando il settore immobiliare, cambiandone le logiche tradizionali.
Le anime della piattaforma di crowdfunding sono due: la prima, non in ordine di importanza, è lo sviluppo di progetti immobiliari profittevoli.
Grazie alla logica del crowdfunding, e cioè del finanziamento e del micro-finanziamento ad opera di una folla di risparmiatori, il progetto immobiliare ha l’opportunità di “saltare la banca”. L’accesso al credito diventa dunque veloce e smart, e la burocrazia viene arginata.
Questo non significa che il progetto abbia meno garanzie di riuscita. La selezione per meritare un posto in piattaforma è davvero rigida e deve passare tra le strette maglie di avvocati, tecnici, immobiliaristi e del comitato etico: ecco perché gli investitori sono così attivi da concludere progetti anche milionari in pochi minuti.
La seconda anima del progetto è l’etica: non entrano progetti che non siano al contempo profittevoli ed etici. Questo implica che i progetti di riqualificazione di case pigorate o all’asta, devono necessariamente prevedere una condizione soddisfacente anche per l’esecutato, ovvero la conclusione positiva di una trattativa di rinuncia agli atti. Chi propone il progetto immobiliare deve quindi trattare con i creditori affinché i debiti siano completamente estinti, anche e soprattutto quando la vendita della casa non li copre del tutto.
Il mix funziona così bene che Rendimento Etico, pur essendo una piattaforma giovane, nel 2020 esplode letteralmente, arrivando da sola a coprire, per capitale raccolto, il 40% del lending crowdfunding immobiliare in Italia.
 

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